Una visita guidata a La Galleria Nazionale rinnovata

“La fine della storia dell’arte o la libertà dell’arte” Hans Belting

Il 10 ottobre 2016 è stata inaugurata la mostra “Time is Out of Joint” alla ex Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Quella sera abbiamo girato alcune sale – spaziose, luminose e piene di gente – interrogandoci sull’“accostamento” delle opere e l’assenza delle didascalie.  Fin dalla mattina successiva le pagine delle riviste d’arte si sono riempite di articoli critici e non privi di note di scetticismo, mentre sono state pochissime le spiegazioni relative al concetto curatoriale alla base del nuovo allestimento.

Curiosi e armati di tanto entusiasmo, noi, futuri storici dell’arte, abbiamo prenotato una visita guidata, che è stata davvero formativa e mi ha fatto venire il desiderio di tornare ancora alla galleria e scoprire la storia dell’arte contemporanea tramite il dialogo di opere provenienti da epoche diverse. Nella Galleria Nazionale rinnovata la storia dell’arte contemporanea non è più vista come un processo, ma, attraverso un “disordine ragionato”, rappresenta il tempo fuori dai limiti. Non c’è più un percorso cronologico che ti guida alla conoscenza dell’evoluzione della storia dell’arte come è raccontata dalle opere della collezione museale, ma sono i contenuti dell’arte stessa a parlare, rispondendo alle domande dell’attualità. Un esempio molto significativo è il dialogo tra l’opera “Gli emigranti”  (1896)  di Angelo Tommasi e “Il centro di permanenza temporanea” (2007) di Adrian Paci, che – poste una di fronte all’altra – si spiegano a vicenda.

Le ragioni dell’accostamento delle opere nelle sale sono diverse: si passa quindi da opere accomunate da una stessa tematica, per esempio nella sala della guerra, a un più sottile invito alla riflessione, che lo spettatore incontra nella sala di Ercole. Alcuni collegamenti appaiono subito davanti gli occhi: le griglie e i colori della opera di Pino Pascali “32 metri quadri di mare” che richiamano i vicini quadri di Pit Mondrian e Ives Klein. Però per andare oltre servono conoscenze specifiche o una “spinta”, una domanda che inviti a scoprire i diversi significati.

Questo metodo di presentare la storia dell’arte, secondo me, è adatto a qualsiasi tipo di spettatore. Per le persone che conoscono la storia dell’arte offre la possibilità di vedere nuovi legami, come accade per esempio nella piccola sala con “Le tre età della donna” di Gustav Klimt, “Les cabanon de Jourdan” di Cézanne, “Ruota di bicicletta” di Duchamp e delle maschere africane. Qui abbiamo riflettuto sul fatto che tutti questi fenomeni artistici sono stati avviati nello stesso periodo e sono più vicini tra di loro di quanto generalmente siamo portati a immaginare. Per i visitatori esterni al settore “il nuovo allestimento incuriosisce e vuole mettere in gioco l’intelletto, avendo un carattere formativo, basato sui collegamenti dei contenuti”. Ma senza un input (la guida o anche una brochure) è facile sentirsi spaesato e perdere subito l’interesse.

L’assenza della didattica è uno degli oggetti principali della critica al nuovo allestimento, ma per questo progetto innovativo ci vorrebbero non i classici panelli esplicativi, ma una mediazione molto delicata che aiuti a guardare e comprendere l’arte contemporanea. Questa volta, grazie alle domande della guida Sara, che ci invitavano a fare delle nostre considerazioni, al dialogo continuo, che abbiamo costruito insieme, siamo tutti usciti dalla galleria con una nuova idea di arte e cultura, e con il desiderio di tornare ancora.

Per avere maggiori informazioni sul tema della Galleria Nazionale “rivoluzionata”:

I blog che parlano delle mostre nuove: Dicono di oggiIl lato bello delle cose,

Mostra “The Lasting” e rinnovamento della GNAM, Artribune, giugno 2016

Serie degli articoli – opinioni dei critici d’arte: Luca AnaudoConstantino Dorazio, Jolanda Nigro Corve

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