Gillo Dorfles. Essere nel tempo

A un anno di distanza dalla chiusura della mostra dedicata a Gillo Dorfles al MACRO, Essere nel tempo – e a pochi giorni dalla celebrazione dei 107 anni di Dorfles – ho deciso di raccontarvi il percorso artistico di questo autore eclettico, il cui nome compare tra i fondatori del MAC, Movimento arte concreta.

Scrivendo la mia tesi di laurea ho infatti avuto modo di entrare in contatto e approfondire i miei studi su Dorfles, importantissimo critico della nostra epoca, con uno sguardo sempre rivolto alle nuove tendenze, che ha parallelamente condotto un’attività pittorica che si è sviluppata per più di ottant’anni – e continua ancora a svilupparsi – nel rispetto di una sua coerenza interna e in modo del tutto autonomo rispetto ai movimenti che si sono susseguiti in Italia e Europa, dagli anni Trenta ai nostri giorni.

Il suo è un mondo popolato da figure ironiche e fantastiche, enigmatiche e spirituali, frutto delle sue invenzioni e quindi del tutto originali. Ritratti in uno stato di perenne metamorfosi, delimitati da linee di contorno fluide e morbide, questi personaggi ci consentono di entrare nel mondo privato dell’artista, grazie al fatto di essere figli di una intima necessità di espressione.

Dorfles inizia a disegnare in età scolare, producendo ghirigori astratti ispirati ai disegni del padre fatti nel tempo libero, e approccia alla pittura intorno ai vent’anni, traendo i suoi primi insegnamenti dalla madre, pittrice dilettante. Stringe fin da giovane rapporti con l’élite culturale di Trieste, ha rapporti di amicizia con Leo Castelli e Leonor Fini ed entra in contatto con Arturo Nathan. Proprio a quest’ultimo, pittore metafisico, si deve una forte influenza sulle tele realizzate a partire dal 1935: Dorfles pittore eredita da Nathan elementi paesaggistici dalla morfologia innaturale e l’atmosfera visionaria, ottenuta grazie all’uso di tempere e acquarelli al fine di mantenere una qualità di trasparenza che i colori ad olio non sono in grado di offrire.

Un’altra esperienza che condiziona molto queste prime opere, abitate da presenze misteriose e surreali è la visita al centro steineriano di Dornach, in Svizzera, dove Gillo Dorfles ha modo di vedere una quantità di quadri che ne influenzano lo stile. Si tratta di opere frutto di un’attività artistica ancora privata, autonoma, che rispondo ad una intima necessità espressiva, in cui inizia ad emergere una tendenza all’astrazione, che si tradurrà col tempo in intrecci di forme organiche e lineari, spesso di valore decorativo.

Tra la seconda metà degli anni Trenta e gli anni Quaranta l’immaginario di riferimento di Dorfles si definisce e le sue opere si qualificano per l’emergere di forme originali, frutto delle sue invenzioni.

Il periodo della guerra Dorfles lo trascorre in Toscana, a Lajatico, dove, oltre che alla produzione pittorica, si dedica alla realizzazione di terrecotte invetriate dalle forme asimmetriche e dalle linee morbide, apparentemente sempre sul punto  di trasformarsi, di cambiare forma.

Dopo la fine della guerra le opere di Dorfles, ormai stabilitosi a Milano, acquisiscono una dimensione pubblica in seno al MAC Movimento Arte Concreta, fondato nel 1948 con Monnet, Soldati e Munari. Il Movimento nasce in opposizione alla pittura del periodo fascista e al figurativismo politicizzato dell’arte del dopoguerra, al fine di rivendicare i valori formali e cromatici della pittura e della scultura, lontani dall’influenza del “Novecento” e da tutto il filone figurativo (Dorfles, Puppo, Dorfles e dintorni 2005). Negli anni dell’adesione al Movimento l’attività pittorica di Gillo Dorfles si fa sempre più libera e creativa e assume una propria definizione attraverso l’uso del segno continuo che si intreccia sulla tela, generando forme ricorrenti.

Nella seconda metà degli anni Cinquanta si avvia una progressiva disgregazione del MAC, che culmina nel 1958 con il termine dell’esperienza del Movimento; parallelamente l’attività pittorica ed espositiva di Dorfles subisce un rallentamento fino ad essere del tutto abbandonata fino agli anni Ottanta, a causa dei sempre maggiori impegni come critico e docente, da un lato, e dall’emergere di movimenti artistici che introducono nel proprio linguaggio elementi dalla cultura bassa e consumistica, e quindi lontani dal suo modo di operare.

Si tratta però di un’interruzione che riguarda unicamente la sua presenza pubblica e non l’attività disegnativa e grafica, che Dorfles continua a praticare.

Nel 1986 Dorfles torna a esporre le proprie opere al pubblico. Questa nuova fase dell’attività pittorica si caratterizza per la continuità di linguaggio con i momenti precedenti, con l’introduzione però di alcuni aspetti nuovi, quali le variazioni su uno stesso tema e l’intensificazione della valenza narrativa e illustrativa delle immagini.

Elemento che caratterizza le prime fasi e resta costante in tutta la produzione di Dorfles è lo stato di instabilità in cui versano le sue figure, delimitate da linee di contorno fluide e morbide, ritratte in un continuo divenire.

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