Dall’oggi al domani – un nuovo appuntamento al MACRO

La realtà virtuale incontra l’arte contemporanea: martedì 24 gennaio 2017 al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma sarà possibile visitare ancora una volta la mostra “Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea”, chiusa fisicamente il 2 ottobre 2016, grazie a degli appositi visori VR.

In occasione di questo interessante evento, che ci permette di riflettere sulle grandi possibilità che la tecnologia offre alla cultura, vorrei raccontarvi la mia esperienza di collaboratrice tirocinante per questa mostra, curata dalla mia docente di arte contemporanea, Antonella Sbrilli, e da Maria Grazia Tolomeo.

Con  “Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea” è stata proposta al pubblico una traccia, attraverso una scelta di opere – in gran parte italiane, con alcune significative presenze straniere – che hanno fatto del giorno, dell’oggi, del tempo quotidiano il soggetto di riflessioni e azioni; e in effetti solo come una traccia si può presentare, in quanto sono innumerevoli le opere che trattano questo argomento, tanto caro agli artisti della nostra contemporaneità.

La mostra, il cui titolo si ispira ad un’opera di Alighiero Boetti, ha quindi rappresentato per i visitatori del museo una splendida occasione per riflettere sul tempo e sulla quotidianità grazie alle opere esposte, organizzate per tematiche (Ritmi, Oggi e Domani, Giornate di lavoro, Date, Calendari, Diari, Passaggi, 24 ore, Lavori site specific).  Ma non solo! Per la sua universalità il tema del tempo si è prestato anche a una fervida attività di incontri e performance, cui abbiamo collaborato noi studenti della Sapienza.

Così il 3 luglio 2016, in occasione della domenica gratuita dei musei, è stato organizzato #PassaTempo al MACRO, appuntamento che ha visto la partecipazione del pubblico ad attività e performance  – curate da Antonella Sbrilli e Michela Santoro. Nel corso dell’evento ho avuto l’onore di recitare la parte della didascalia vivente di Maria Malomo per la sua performance Mi sono persa. La performance è stata realizzata accanto all’opera di Timor di Enzo Mari, che per l’occasione è diventata metafora di una stazione ferroviaria.

Molto interessante è stato quindi poter svolgere delle visite guidate per il pubblico del museo, perché mi ha permesso non solo di mettermi alla prova e di imparare cose nuove, ma soprattutto di confrontarmi con i visitatori, di condividere con loro le sensazioni e riflessioni che le opere in mostra avevano il potere di suscitare in ognuno.

Si è trattato infatti di un’esposizione che ritengo si sia caratterizzata per la capacità di parlare al suo pubblico, anche a quegli spettatori meno abituati all’incontro con l’arte contemporanea. Questo in forza della presenza di opere legate alla quotidianità degli artisti, che è la quotidianità di noi tutti. Ecco che la grande tela di Roman Opalka, apparentemente fredda e inaccessibile, nel percorso di visita diventava la rappresentazione delle cifre che tutti noi facciamo sui fogli nei momenti che dedichiamo a noi stessi e ai nostri pensieri; allo stesso modo le fotografie dell’artista che ne mostrano l’invecchiamento rispecchiavano l’atto – comune ad ogni persona – di osservare sul proprio corpo il passaggio del tempo. Ognuno dei visitatori ha cercato le proprie date significative, i propri numeri fortunati, nella grande installazione di Daniela Comani Sono stata io. Diario 1900-1999, si è specchiato nei pannelli di Eliseo Mattiacci (Alba, Giorno, Tramonto, Notte), ha messo in gioco le proprie emozioni di fronte ai delicati quanto forti Diarios de Navegación di Pablo Rubio.

Ed è proprio per queste ragioni che è così importante che la mostra torni – ancora per un pomeriggio, al MACRO – ad essere visitabile: sarà un’emozionante avventura poter incontrare ancora quelle opere, di nuovo insieme, in una nuova veste.

 

Foto di Francesco Mocerino – #PassaTempo 03.07.2016

 

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